GIUDA ISCARIOTA E’ DANNATO.

Scopriamo il motivo e riflettiamo sulle nostre scelte.

Per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime da Lui infinitamente amate.

In questo articolo, andremo ad elencare le Rivelazioni private (e dichiarazioni tratte dagli esorcismi) che parlano di Giuda Iscariota al fine di meditare sulle cause della sua dannazione eterna per poter salvare la nostra anima e quella del prossimo).

GIUDA ISCARIOTA È DANNATO

Dai Vangeli:

Lc.6,13-16 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Mt.26,14-16 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Gv 17,12 Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.

Mt 26,24 Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

Gv.13,21-27 Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto».

Mt.27,1-10 Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

 

GIUDA ISCARIOTA NEGLI SCRITTI DI MARIA VALTORTA

Rivelazioni di Gesù e Maria Santissimi alla mistica Maria Valtorta

 

  • Giuda: capostipite di tutti gli apostoli mancati. E sono tanti!
    Osserva i diversi modi di ragionare. Giuda investiga, cavilla, s’impunta e anche se mostra di cedere in realtà conserva la sua forma mentale. 70.8

  • Oh, Giuda ma che speri da una mia sovranità di carne? Che speri? Ti ho dato tempo di pensare e decidere. Ti ho parlato ben chiaro sin dalla prima volta. Ti ho anche respinto perché sapevo …  perché so, sì, perché so, leggo, vedo ciò che è in te. Perché mi vuoi seguire, se non vuoi essere quale io voglio? Vattene, Giuda. Non nuocerti e non nuocermi … Non sei operaio atto a quest’opera … E’ troppo al di sopra di te. In te c’è superbia, c’è cupidigia di tutti i tre i rami, c’è prepotenza … anche tua madre ti deve temere … c’è tendenza alla menzogna … No. Non così deve essere il mio seguace. Giuda: Io non ti odio. Io non ti maledico, ti dico solo e col dolore di chi vede che non può mutare un che ama, ti dico solo: va per la tua strada, fatti largo nel mondo, posto che questo vuoi, ma non stare con Me. 78.3

  • Anche per voi i buoni sono nella proporzione che vi era fra i buoni e Giuda e uno più è buono e più ne soffre. Ma anche per voi, e questo dico specialmente per quelli che sono preposti alla cura dei cuori, è necessario imparare studiando Giuda. Tutti siete dei “Pietri” voi sacerdoti e dovete legare e slegare; ma quanto, quanto spirito di osservazione, quanta fusione in Dio, quanto studio vivo, quante comparazioni col metodo del vostro Maestro, dovete fare per esserlo come dovete esserlo!
    Oh! Che invero ero Uomo fra gli uomini, ero l’Uomo e perciò soffrivo di vedere il traditore e gli ingrati, perciò gioivo di chi mi amava o a Me si convertiva. Perciò fremevo e piangevo davanti al cadavere spirituale di Giuda.  83.7

  • Perché illustro la figura di Giuda? Molti se lo chiederanno.
    Rispondo. La figura di Giuda è stata troppo svisata nei secoli e ultimamente snaturata del tutto. Ne hanno, in certe scuole, fatto quasi l’apoteosi come dell’artefice secondo e indispensabile della Redenzione. Molti, poi, pensano che egli piegò ad un improvviso, feroce assalto del Tentatore. No. Ogni caduta ha premesse nel tempo. Più la caduta è grave e più ha una preparazione. Gli antefatti spiegano il fatto. Non si precipita e non si sale all’improvviso, né nel Bene, né nel Male. Vi sono coefficienti lunghi e insidiosi alle discese e pazienti e santi alle ascese.
    Lo sventurato dramma di Giuda può darvi tanti insegnamenti per salvarvi e conoscere il metodo di Dio e le sue misericordie per salvare e perdonare coloro che scendono verso l’Abisso. Non si arriva al delirio satanico in cui hai visto dibattersi Giuda dopo il Delitto, se non si è tutti corrotti da abiti d’Inferno, aspirati per anni con voluttà. Quando uno compie anche un delitto, ma tratto ad esso da un improvviso evento che ne sconvolge ragione, soffre ma sa espiare perché delle parti del cuore sono ancora sane da veleno infernale. Al mondo che nega Satana perché l’ha tanto in sé da non accorgersi più di esso, l’ha aspirato ed è divenuto parte dell’io, Io mostro che Satana è, Eterno e immutabile nel metodo usato per fare di voi le sue vittime. 468.7 

  • Io vi dico: lasciate di analizzare quest’uomo e preoccupatevi del suo spirito. L’animale che è in lui, il suo mostro, non deve attirare i vostri sguardi e giudizi; ma abbiate amore, un amore doloroso e attivo per il suo spirito. Liberatelo dal mostro che lo tiene. Non sapete. …
    Non sapete che voi imparate più attraverso Giuda che attraverso ogni altra persona? Molti Giuda troverete e pochissimi Gesù nel vostro ministero apostolico. I Gesù saranno dolci, buoni, puri, fedeli, ubbidienti, prudenti, senza avidità. Saranno ben pochi … Ma quanti, quanti Giuda di Keriot troverete voi e i vostri seguaci e successori per le vie del mondo! Per essere maestri e sapere, dovete fare questa scuola  … Egli, con i suoi difetti, vi mostra l’uomo quale è; Io vi mostro l’uomo quale dovrebbe essere. Due esempi necessari ugualmente. Voi, conoscendo bene l’uno e l’altro, dovete cercare di mutare il primo nel secondo … E la mia pazienza sia la vostra norma. 520.4

  • «Vorrei non aver preso inutilmente una Carne per te (Gesù si riferisce a Giuda e a coloro che fanno la stessa scelta e ricevono quindi la stessa Condanna – ndr). Ma ormai tu sei di un altro padre, di un altro paese, parli un’altra lingua … Oh! Ma che fare, Padre mio, per mondare il tempio profanato di questo tuo figlio e mio fratello?» Gesù lacrima, pallidissimo parlando al Padre suo. 533.2

  • Tu hai devastato e disperso la tua anima e i doni dati ad essa da Dio. Che ne hai fatto della tua libertà d’arbitrio? Che del tuo intelletto? Hai conservato al tuo spirito la libertà che era sua? Hai usato l’intelligenza della tua mente con intelligenza? No. Tu, tu che non vuoi ubbidire a Me, non dico a Me-Uomo ma neppure a Me-Dio, tu hai ubbidito a Satana. Tu hai usato l’intelligenza della tua mente e la libertà del tuo spirito per comprendere le Tenebre. Volontariamente. Ti è stato posto davanti il Bene e il Male. Hai scelto il Male. Anzi, ti è stato posto davanti soltanto il Bene: Io. L’Eterno tuo Creatore, che ha seguito l’evolversi della tua anima, che anzi conosceva questo evolversi perché nulla ignora l’Eterno Pensiero di ciò che si agita da quando il tempo è, ti ha posto davanti il Bene, solo il Bene, perché sa che tu sei debole più di un’alga di fossato. Tu mi hai gridato che Io ti odio. Ora, essendo Io Uno col Padre e con l’Amore, Uno qui come Uno in Cielo, ( … ) l’accusa a Me fatta, tu a Dio Uno e Trino l’hai fatta. A quel Dio Padre che ti ha creato per amore, a quel Dio Figlio che s’è incarnato per salvarti per amore, a quel Dio Spirito che ti ha parlato tante volte per darti desideri buoni, per amore. A questo Dio Uno e Trino che ti ha tanto amato, che ti ha portato sulla mia via, facendoti cieco al mondo per darti tempo di vedere Me, sordo al mondo per darti modo di sentire Me. E tu! … Dopo avermi visto e udito, dopo essere liberamente venuto al Bene, sentendo col tuo intelletto che quella era l’unica via della vera gloria, hai respinto il Bene e ti sei liberamente dato al Male. Ma se tu col tuo libero arbitrio hai voluto questo, se hai sempre più rudemente respinto la mia mano che ti si offriva per trarti fuor dal gorgo, se tu sempre più ti sei allontanato dal porto per sprofondarti nell’infuriato mare delle passioni, del Male, puoi dire a Me, a Colui dal quale procedo, a Colui che mi ha formato Uomo per tentare la tua salute, puoi dire che ti abbiamo odiato? Mi hai rimproverato di volere il tuo male …
    Tanto ti ha fatto cieco e pazzo Satana che tu non capisca più la vera natura dei provvedimenti che ho preso per te e che tu possa giungere a dire: malanimo, desiderio di rovinarti, ciò che è previdente cura del tuo Maestro, del tuo Salvatore, del tuo Amico per guarirti? Ti ho tenuto vicino … Ti ho levato dalle mani il denaro. Ti ho impedito di toccare quel maledetto metallo che ti fa folle … Ma non sai, ma non senti che esso è come uno di quei beveraggi magici che destano una sete inestinguibile, che mettono dentro al sangue un ardore, un furore che porta alla morte? Tu, leggo il tuo pensiero, mi rimproveri: “Allora perché per tanto tempo mi hai lasciato essere quello che amministrava il denaro?” Perché? Perché se te lo avessi impedito prima, di toccare moneta, ti saresti venduto prima e avresti rubato prima. Ti sei venduto lo stesso perché poco potevi rubare  … Ma Io dovevo cercare d’impedirlo senza violentare la tua libertà. L’oro è la tua rovina. Per l’oro sei divenuto lussurioso e traditore …    ( … ) 567.16 Tu dici che non capisci più le mie parabole. Non capisci più le mie parole. Povero infelice! Non capisci più neanche te stesso. Non capisci più neppure il bene e il male. Satana al quale ti sei dato in molti modi, Satana che hai seguito in tutte le tentazioni che ti presentava, ti ha fatto stolto. Pure un tempo mi capivi! Lo credevi che Io son Chi sono! E questo ricordo non è spento in te!  ( …)567.18
    Tu! Il mio più grande dolore! Ma già tu pensi e dici, o eretico capostipite di molti che verranno, che Io sono superiore al dolore. No, solo al peccato Io sono superiore. Solo all’ignoranza Io sono superiore. 567.19
    Io ti dico che anche dopo il Delitto dei delitti se il colpevole di esso corresse ai piedi di Dio con vero pentimento e piangendo lo supplicasse di perdonarlo offrendosi all’espiazione con fiducia, senza disperare, Dio lo perdonerebbe e attraverso l’espiazione il colpevole salverebbe ancora il suo spirito. Giuda! Ma se tu non mi temi Io ti amo ancora. Al mio amore infinito non hai nulla da chiedere in quest’ora? (Questo è ciò che Dio pensava di Giuda e sperava prima che lui si auto-Condannasse all’Inferno, quando ancora poteva fare marcia indietro e chiedere Misericordia -ndr) 567.25

  • «Giuda, infelice amico mio, per Me Io non ti prego. Per te, per te ti prego. Guarda, siamo soli. Tu sai chi Io sono, Io so chi tu sei. E’ l’ultimo momento di grazia che ancora c’è concesso per impedire la tua rovina … Oh! Non ghignare così satanicamente, amico mio. Non deridermi come fossi pazzo perché Io dico: “la tua rovina” e non la mia. La mia non è rovina. La tua sì …  Siamo soli: Io e te e sopra è Dio … Dio che non ti odia ancora (ancora prima di finire all’Inferno Dio ama Giuda nella speranza che si conveerta ndr.), Dio che assiste a questa lotta suprema fra il Bene e il Male che si contendono la tua anima. Sopra di noi è l’Empireo che ci osserva. Quell’Empireo che presto si empirà di santi. Già essi trasalgono là, nel loro luogo d’attesa, perché sentono venire la gioia  … Giuda, fra essi è tuo padre …..
    Giuda, Io piango. Le estreme lacrime dell’Uomo le vuoi dunque fare gemere tu?   … Giuda, Io te ne prego. Pensa amico: al mio pregare annuisce il Cielo e tu, e tu … mi lascerai pregare invano? Pensa chi ti è davanti, pregante: il Messia d’Israele, il Figlio del Padre … Giuda, ascoltami! … fermati, sinché lo puoi! ….»  “No”
    Gesù si copre il volto con le mani e si lascia cadere ai limiti del prato. Piange senza clamore ma piange molto. Le sue spalle sussultano nei singhiozzi profondi … 582.11.

  • Gesù, altezza bianca nella veste di lino al limitare del prato verde-rosso, alza le braccia al cielo sereno e alza il volto afflittissimo e alza l’anima al Padre suo gemendo: «Oh! Padre mio! E mi potrai forse accusare di aver lasciato cosa atta a salvarlo? Tu sai che per la sua anima, non per la mia vita, Io lotto per impedire il suo delitto … Padre! Padre mio! Io te ne supplico! Affretta l’ora delle tenebre, l’ora del Sacrificio, perché troppo mi è atroce vivere presso l’amico che non vuole essere redento … Il più grande dolore!» (Gesù nel Getsemani , ndr.) 582.13

  • «Un uomo insieme ad altri uomini sta contrattando il prezzo dell’Agnello. Sai che nome ha quell’Agnello? Ha nome Gesù di Nazareth.
    (Lazzaro) Nooh! I nemici ci sono, è vero, ma non può uno venderti! Chi è?
    E’ uno dei miei. Non poteva che essere uno di quelli che Io ho più fortemente deluso e che, stanco di attendere, vuole liberarsi di Colui che ormai è solo un pericolo personale. Crede di rifarsi una stima, secondo il pensiero suo, presso i grandi del mondo. Sarà invece disprezzato dal mondo dei buoni e da quello dei delinquenti. E’ arrivato a questa stanchezza di Me, dell’attesa di ciò che con ogni mezzo ha cercato di raggiungere: la grandezza umana, perseguita prima nel Tempio, creduta di raggiungere col Re d’Israele e ora cercata nuovamente, nel Tempio e presso i romani … Spera.  … Ma Roma, se sa premiare i suoi servi fedeli, sa calpestare sotto il suo sprezzo i vili delatori. Egli è stanco di Me, dell’attesa, della soma che è l’essere buono. Per chi è malvagio, l’essere, il dovere fingere di essere buono, è una soma di un peso schiacciante. Può essere sostenuta per qualche tempo … e poi … non si può più … e ci si libera di essa per tornare liberi. Liberi? Così credono i malvagi. Così lui crede. Ma libertà non è. L’essere di Dio è libertà. L’essere contro Dio è una prigionia di ceppi e catene, di pesi e sferzate, quale nessun galeotto al remo, quale nessuno schiavo alle costruzioni, la sopporta sotto la sferza dell’aguzzino.  ( ….. )
    Chi è? Dimmelo, chi è? – Non serve. – Sì, che serve … Ah!  Non può essere che lui: l’uomo che è sempre stato una macchia nella tua schiera, l’uomo che anche poco fa ha offeso mia sorella. E’ Giuda di Keriot!
    No. E’ Satana. Dio ha preso carne in Me, Gesù; Satana ha preso carne in lui, Giuda di Keriot.
    Una sola è l’Incarnazione divina; così ugualmente in uno solo sarà Satana, Lucifero, così com’è nel suo regno, perché solo nell’uccisore del Figlio di Dio, è Satana incarnato. Egli, mentre qui Io ti parlo, è davanti al Sinedrio e tratta e s’impegna per la mia uccisione. Ma non è lui, è Satana.» 587.3

  • «Trenta denari per uccidere un uomo, e quell’Uomo? Il prezzo di un comune agnello in questi giorni di festa? …. E’ troppo poco per pagare il mio dolore di tradire Colui che mi ha sempre amato.» (parole di Giuda Iscariota ndr.)  588.9

  • Chi è il cuore di iena che con un colpo della zampa unghiata svelle il cuore del cuore materno: Me suo Figlio? Un uomo? No. Ogni uomo nasce da una donna e per istintivo e per morale riflesso non può infierire su una madre perché pensa alla “sua”. Un uomo dunque non è. Chi allora? Un demonio. Può un demonio offendere la Vincitrice? Per offenderla deve toccarla, e Satana non sopporta la luce verginale della Rosa di Dio. E allora? Chi dite che sia? Non parlate? Io allora lo dico.

    Il demone più astuto si è fuso all’uomo più corrotto e, come il veleno chiuso nei denti dell’aspide, sta chiuso in lui che può avvicinare la Donna e così, proditoriamente morderla. Maledetto sia l’ibrido mostro che è Satana e che è uomo. Lo maledico? No. Non è da Redentore questa parola e allora dico all’anima di questo ibrido mostro ciò che dissi a Gerusalemme mostruosa città di Dio e di Satana: “Oh, se in quest’ora che ancora ti è data tu sapessi venire al Salvatore! ”. Non vi è amore più grande del mio e non vi è più grande potere. Anche il Padre acconsente se Io dico: ”Voglio”, né Io so dire che parole di pietà per quelli che sono  caduti e che mi tendono dal loro abisso le braccia. Anima del più grande peccatore, il tuo Salvatore alle soglie della morte si curva sul tuo abisso e t’invita a prendere la sua mano. Non sarà impedita la mia morte … ma tu  … saresti salvo, tu che Io amo ancora e l’anima del tuo Amico non fremerebbe di orrore pensando che per opera dell’amico conosce l’orrore del morire e di questo morire ….  589.9

  • «Ebbene? Che ha mutato l’averti lasciato libertà e denaro?» – «Che vuoi dire?» – «Questo: ti chiedo se ti sei santificato da quando ti ho reso libertà e denaro. E tu mi capisci … Ah, Giuda! Ricordalo sempre: tu sei stato quello che ho amato più di ogni altro, avendone meno amore di quanto tutti gli altri mi hanno dato, avendone anzi un odio maggiore, perché odio di uno che trattai da amico, del  più feroce odio, del più feroce fariseo. Ricorda ancora questo: che Io neppure ora ti odio ma per quanto sta al Figlio dell’Uomo, ti perdono. Va ora, non c’è più nulla da dirsi fra Me e te. Tutto è già fatto … » 592.14

  • Troppi credono che Giuda abbia commesso cosa da poco. Alcuni giungono anzi a dire che egli è un benemerito perché senza di lui la Redenzione non sarebbe venuta e che perciò egli è giustificato al cospetto di Dio.

    In verità vi dico che se l’inferno non fosse già esistito ed esistito perfetto nei suoi tormenti, sarebbe stato creato per Giuda ancora più orrendo ed eterno, perché di tutti i peccatori e i dannati egli è il più dannato e peccatore, né per lui in eterno vi sarà ammollimento di condanna.

    Il rimorso l’avrebbe anche potuto salvare, se egli avesse fatto del rimorso un pentimento. Ma egli non volle pentirsi e al primo delitto di tradimento, ancora compatibile per la grande misericordia che è la mia amorosa debolezza, ha unito bestemmie, resistenze alla voce della Grazia che ancora gli volevano parlare attraverso i ricordi, attraverso i terrori, attraverso il mio Sangue e il mio mantello, attraverso il mio sguardo, attraverso le tracce dell’istituita Eucarestia, attraverso le parole di mia Madre. Ha resistito a tutto. Ha voluto resistere. Come aveva voluto tradire. Come volle maledire. Come si volle suicidare. E’ la volontà quella che conta nelle cose, sia nel bene sia nel male.

    Mia Madre, ed era la Grazia che parlava e la mia Tesoriera che largiva perdono in mio nome, glielo disse: “Pentiti, Giuda. Egli perdona …” Oh! se lo avrei perdonato! Se si fosse gettato ai piedi della Madre dicendo: “Pietà!“ Ella, la Pietosa, lo avrebbe raccolto come un ferito e sulle sue ferite sataniche, per le quali il Nemico gli aveva inoculato il Delitto, avrebbe sparso il suo pianto che salva e me lo avrebbe portato, ai piedi della Croce, tenendolo per mano perché Satana non lo potesse ghermire e i discepoli colpirlo, portato perché il mio Sangue cadesse per primo su lui, il più grande dei peccatori. Sarebbe stata, Ella, Sacerdotessa mirabile sul suo altare, fra la Purezza e la Colpa, perché è Madre dei vergini e dei santi ma anche Madre dei peccatori.

    Ma egli non volle. Meditate il potere della volontà di cui siete arbitri assoluti. Per essa potete avere il Cielo o l’Inferno. Meditate cosa vuol dire persistere nella colpa. 605.14 – 605.17

  • Chi come Giuda fu amato da Me? Ma non ebbe Dio nel suo cuore. Ed è il dannato deicida. L’infinitamente colpevole come israelita e come discepolo, come suicida e come deicida, oltre che per i suoi sette vizi capitali e ogni altra sua colpa. 630.22

  • …. sol che Giuda mi avesse gettato uno sguardo di pentimento Io gli avrei ottenuto il perdono di Dio ….

    Da mesi peccava e nessuna mia parola, nessun mio atto, valse a fermarlo, tanto era forte la sua volontà di peccare.

    Giuda giunse ad odiare Dio non avendo mai amato di vero amore padre e madre né alcun altro suo prossimo. 632.7

  • Giuda è stato ed è il dolore più grande nel mare dei miei dolori. E’ il dolore che resta. Gli altri dolori sono finiti col finire del Sacrificio, ma questo resta. L’ho amato, ho consumato Me stesso nello sforzo di salvarlo … Ho potuto aprire le porte del Limbo e trarne i giusti, ho potuto aprire le porte del Purgatorio e trarne i purganti, ma il luogo d’orrore era chiuso su lui. Per lui inutile il mio morire. 634.7

  • Avrei perdonato anche a Giuda se in luogo di fuggire fosse venuto sotto la Croce dove morivo e mi avesse detto : ”Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento perché era il più grande colpevole e su lui avrei fatto piovere il sangue del mio Cuore, trafitto non tanto dalla lancia, quanto dal suo e dai vostri tradimenti. 8.6.43

  • Solo i posseduti completamente dal demonio, completamente dico, furono tetragoni al mio lavacro d’amore spirituale. Gli altri, posseduti da una passione sola, furono salvati avanti o dopo la mia morte. Giuda, Anna, Caifa e qualche altro, no, poiché i sette principi dei demoni li tenevano avvinghiati con sette corde e coorti di demoni erano in loro a compiere il lavoro che fece di loro le gemme dell’Inferno. 10.7.43

  • Quando Giuda non ha più creduto in Me, non nella soddisfazione del denaro, non nella protezione della legge umana, si è ucciso. Rimorso del delitto? No. Fosse stato quello, si sarebbe ucciso subito dopo aver capito che Io sapevo. Ma non allora, ma non dopo il bacio infame e il mio saluto amoroso, non allora, non quando mi vide sputacchiato, legato,  trascinato via fra mille insulti. Solo dopo aver capito che la legge non lo proteggeva – la povera legge umana che spesso crea o istiga al delitto, ma poi si disinteressa dei suoi esecutori e complici e all’occorrenza ci si rivolta contro e dopo averli usati li ammutolisce per sempre sopprimendoli – e solo dopo aver capito che potere e denaro non venivano o erano troppo meschini per far felici, solo allora si è ucciso. Era nel buio del nulla. Si gettò nel buio dell’inferno. 1.8.43

  • Giovanni era il più giovane del gruppo apostolico, dopo di lui, in età, veniva l’Iscariota e per età avrebbe potuto essere anche lui come Giovanni, ma non lo era. E se vergine non era, casto non divenne neppure dopo avermi conosciuto. Era un impuro e l’impurità impedisce l’opera di Dio nei cuori e favorisce quella di Satana come nessun’altra passione. ( … )

    Giuda aveva nel cuore la concupiscenza del denaro, della carne, del potere e per queste tre Nemesi che lo perseguitavano e che egli non volle vincere, divenne deicida. Quando Satana vuole prendere, offre la donna, per la quale è necessario avere censo e onori e dà unicamente disperazione e morte.

    Giuda era le tenebre, era figlio della Menzogna. La mia Luce e Verità non poterono penetrare in lui. Se nonostante le sue prevenzioni potei fare di Natanaele un convinto, e di Levi un convertito, perché non era nel primo la frode e nel secondo resistenza alla grazia, nulla potei in Giuda poiché il suo animo era posseduto né Io potevo penetrarvi perché egli me ne interdiva l’entrata. Mi seguì per speranza umana. Vendette il Cristo ai suoi crocifissori e la sua anima a Satana che da anni era il suo istigatore, perché Satana non è Dio che dà, anche se non date, per conquistarvi a Sé. Satana vuole il cento per uno. Vuole voi, in eterno, in cambio di un’ora di trionfo bugiardo. Ricordatevelo.

    Ho sopportato questa serpe nel gruppo per insegnare agli uomini a sopportare e insistere per salvare. Non un pensiero di Giuda mi era ignoto ed è stata un’anticipata passione l’averlo vicino. Un tormento che voi non contemplate ma che non fu meno amaro degli altri. 2.1.44

  • …. Spinge questa sua opinione sino a credere sacrilegamente che il più grande di tutti i peccatori dell’umanità, il figlio diletto di Satana, quello che era ladro com’è detto nel Vangelo, che era concupiscente e ansioso di gloria umana, come dico Io, l’Iscariota, che per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante del Figlio di Dio e per trenta monete e col segno del bacio – un valore monetario irrisorio e un valore affettivo infinito – mi ha messo nelle mani dei carnefici, possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.

    No. Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu l’ingiusto per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu quello che sparse con sprezzo il mio Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe sacrilegio alla mia Divinità da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sempre meno colpevoli di lui e che pure sono puniti per i loro peccati, sarebbe sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine venire meno alle mie leggi.  15.1.44

  • Il mio sguardo aveva letto nel cuore di Giuda Iscariota. Nessuno deve pensare che la Sapienza di Dio non sia stata capace di comprendere quel cuore, ma, come ho detto a mia Madre, egli ci voleva. Guai a lui per essere stato il traditore!

    Ma un traditore ci voleva: Doppio, astuto, avido, lussurioso, ladro e intelligente e colto più della massa, egli aveva saputo imporsi a tutti. Audace, mi spianava la via, anche se era difficile. Gli piaceva, oltre a tutto, emergere e far risaltare il suo posto di fiducia presso di Me. Non era servizievole per spirito di carità, ma unicamente perché era uno di quelli che voi chiamereste “faccendoni”. Ciò gli permetteva di tenere la borsa e di avvicinare la donna. Due cose che insieme alla terza: la carica umana, amava sfrenatamente. 13.2.44

  • Avevo dovuto spezzare il mio pane col  mio Caino. Avevo dovuto parlargli da amico per non accusarlo agli altri della cui violenza non ero sicuro e per impedire un delitto, inutile d’altronde, poiché tutto era segnato nel gran libro della vita; la mia morte santa e il suicidio di Giuda. Inutili altre morti riprovate da Dio. Nessun sangue che non fosse il mio doveva essere sparso e sparso non fu. Il capestro strozzò quella vita chiudendo nel sacco immondo il corpo del traditore e il suo sangue impuro venduto a Satana, sangue che non doveva mescolarsi, cadendo sulla terra, al sangue purissimo dell’Innocente.

    Torme e torme di demoni erano quella notte sulla terra per portare a termine la seduzione nei cuori a farli pronti a volere il domani l’uccisione del Cristo.

    Giuda aveva Lucifero ed Io avevo Lucifero (inteso al fianco, come dirà dopo questa frase Gesù ndr). Egli nel cuore Io al fianco. Eravamo i due principali personaggi della tragedia e Satana si occupava personalmente di noi. Dopo aver condotto Giuda al punto di non poter più retrocedere, si volse a Me. 15.2.44

  • (parla la Madonna ndr.) Contro quell’uscio ho visto Giuda … Giuda ho visto! … E non l’ho maledetto, ma gli ho parlato da madre straziata, straziata per il Figlio buono e per il figlio malvagio … Ho visto Giuda! … Il demonio ho visto in lui! Io, che ho sempre tenuto Lucifero sotto il mio calcagno e guardando solo Dio non ho mai abbassato l’occhio su Satana, ho conosciuto il suo volto guardando il Traditore … Ho parlato al Demonio … ed esso è fuggito perché il demonio non sopporta la mia voce …3.6.44.

  • Qual è l’apostolo che ho più amato? E’ Giuda di Keriot.  ( … )

    Io ho detto: “A chi molto ama, molto è perdonato”. E’ vero ed è giusto. Più uno ama e più merita perdono da parte dell’offeso. Ma anche: chi più perdona dimostra di amare molto e chi perdona sempre tutto, tutto sempre, sinché non viene l’ora del giudizio, quello ama non molto ma totalmente. Così ho amato Giuda di Keriot. Totalmente. 16.5.47

  • La terza grande, misteriosa, inspiegabile defezione è quella di Giuda di Keriot che spontaneamente volle essere di Cristo, che per tre anni godè del suo amore, si nutrì della sua Parola e che, perché deluso dei suoi sogni concupiscenti, lo vendette per trenta denari, divenendo da apostolo, ossia eletto alla più alta dignità spirituale, il Traditore dell’amico, il deicida e il suicida. 558.50 Ap.

  • La fine di Giuda non fu solo morte della carne, ma morte dello spirito. Egli era già un “morto”, una “spoglia” di Satana, mentre ancora mangiava l’agnello con l’Agnello e mentre il Pane di Vita scendeva in lui. Anzi fu giusto allora, per la sua ipocrisia, che Satana entrò in lui da supremo, eterno padrone. Perché Dio è Verità e non può esservi Dio dove è menzogna, ipocrisia, falsa testimonianza contro un innocente. Tutto ciò era Giuda. Il Pane di Vita non ebbe potere di vincere il sapore del frutto carnale e Giuda, sacrilegamente, mescolando l’appetito concupiscibile della carne col frutto soavissimo e santissimo del Sacramento d’amore, segnò il suo destino di morte eterna.

    Perché amore e odio non possono vivere uniti. Perché Dio e Satana non possono insieme servirsi. Perché non v’è perdono al peccato contro l’Amore, peccato deicida e fratricida. Perché non può venire al Regno di Verità, l’ipocrita, il menzognero, il calunniatore. Rm. 195 – 8.1.50

ESORCISMO DI GIUDA ISCARIOTA

ESORCISMO DEL 16/3/1982
AUTOACCUSA DI GIUDA ISCARIOTA

Esorcista: Di’ la verità e solo la verità in nome di Dio.
Giuda: Io ero superbo; il peccato della superbia mi guastava la mente e il cuore. Quando sono andato da Lui (Si riferisce a Gesù) per chiedergli di accettarmi tra i suoi, non è stato per umiltà e per spirito di servizio, ma per salire, per arrivare in alto. Era solo questo il mio intento. Io mi sono fatto consacrare apostolo con questa superbia nel cuore e, superbo com’ero, non ho voluto pentirmi dei miei peccati. Poi è venuta la disperazione, perché io sapevo di aver tradito il Sangue innocente. Ma la disperazione non è stato il mio peccato più grave, perché Lui avrebbe avuto pietà di me anche vedendomi così disperato. Lui avrebbe voluto aiutarmi, ma per me era troppo tardi, troppo tardi, troppo tardi (Lo grida con infinita tristezza). Magari io non fossi mai nato … mai nato! Chiunque trova il coraggio dell’umiltà e va da Lui con il cuore pentito e si getta nella polvere, viene perdonato. Ma io non ho voluto perché ero troppo superbo, perché i demòni e l’inferno ormai mi possedevano. Io non potevo più (Lo urla con voce disperata), non potevo più, non potevo … non volevo più! Io accuso me stesso. E voi non dite, quasi a mia giustificazione, che ero disperato. E’ stata la mia smisurata superbia a impedirmi di chiedergli perdono. E’ la superbia il peccato più grande! Un uomo può cadere nella disperazione con molte attenuanti, perché qualcun’altro lo ha spinto in quel baratro, ma la superbia no, è solo opera dell’uomo che ne è vittima. L’uomo superbo che osa mettersi al di sopra dell’Altissimo e di ogni altra persona, che confida solo in se stesso, che non ha compassione di nessuno, che giudica con durezza gli altri e li condanna senza nemmeno ascoltare le loro ragioni, è in gravissimo pericolo, perché è già in preda a un sentimento che gli acceca lo spirito. Io l’ho sperimentato su me stesso. Io ero superbo, disprezzavo l’umiltà, non ho voluto essere umile (Lo dice con voce debole). Non ho voluto, non ho voluto, non ho voluto! E’ questo che mi ha portato all’impiccagione.

L’INFERNO E’ IL PEGGIORE DEI MALI

Esorcista: In nome di…
Giuda: Io vorrei (Sospira affannosamente), io vorrei anche per mille e mille anni sopportare le sofferenze più lancinanti, i dolori più tremendi, le agonie della morte, le pene più strazianti … pur di uscire dall’inferno, pur di avere anche solo l’ultimo posto in paradiso. Sopporterei con gioia migliaia, milioni di anni di sofferenze, le più dolorose, pur di uscire da qui. Ma per me non c’è più speranza: io sono immerso in una grande tenebra, negli spasimi più atroci. E il mio dolore è di molto accresciuto per il fatto che io ero apostolo. La consacrazione e la dignità sacerdotale di cui ero insignito sono ancora in me e lo saranno per sempre ed è per questa consacrazione che io brucio e soffro più degli altri che non sono consacrati. Sono costretto a dirvi: avvertite i vescovi e i sacerdoti, avvertiteli e dite loro che la consacrazione che hanno ricevuto, se in Cielo sarà per loro un titolo di maggior onore, qui all’inferno diventerà un motivo in più di dolore. Per noi consacrati i peccati pesano molto di più che per gli altri uomini. Questo vale oltre che per i vescovi e i sacerdoti anche per i religiosi e le religiose. Fatelo sapere nei monasteri (Lo dice con voce angosciata). Anche l’ultimo dei consacrati, quello che si trova nel posto di minor importanza, davanti all’Altissimo ha, per i suoi peccati, una responsabilità molto più grande degli altri uomini.

GESU’ A SUOR MARIA CECILIA BAIJ



Stando dunque con i miei apostoli, cominciai di nuovo a parlare, perché erano già molto confortati. Dissi loro, che era giunta l’ora, in cui io dovevo lasciarli. Si riempirono di tristezza i miei apostoli, ed io li andavo consolando con parole di speranza e dei amore. Mentre li consolavo, sentivo nel mio Cuore dell’amarezza, perché il discepolo traditore stava già trattando con gli Scribi ed i Farisei, dai quali ricevé le trenta monete pattuite per la mia vendita. Sapeva il traditore, che, quando pernottavo in Gerusalemme, ero solito, per lo più, di andare all’orto di Gethsemani a passare la notte in orazione; e credette che io in quella notte, vi fossi già andato. Difatti vi andai (1). Si accordò coi Farisei di venire egli stesso per darmi nelle loro mani, additandomi, con finto segno di amicizia, alla coorte, che si metteva all’ordine per venire, nottetempo, a farmi prigioniero. Stavano i Farisei come pazzi, presi dal timore e dalla falsa allegrezza: dal timore, perché ancora non erano sicuri se sarebbe loro riuscito di potermi avere nelle mani, e poi perché, essendo già entrata la solennità, dicevano fra di loro: Non si dovrà farlo morire in giorno di Pasqua, perché forse si farà tumulto nel popolo. Ma i più perfidi dicevano: Purché arriviamo a dargli la morte, sia quando si sia, cosa importa? Se si può riuscire adesso, facciamolo pure, e leviamocelo davanti. E si consigliavano fra di loro, come potessero fare per darmi una morte ignominiosa, sopra un infame patibolo. Difatti si accordarono di fare ciò che poi fecero. Era la loro allegrezza molto grande, benché falsa, perché nel loro interno era cruccio, passione e un anticipato inferno. Con tutto ciò saltavano e battevano le mani in segno di allegrezza, perché Giuda li aveva assicurati che mi avrebbe dato nelle loro mani. Non trovavano riposo, aspettando l’ora stabilita, e riducendo intanto la coorte con molta segretezza. Dicevano fra di loro: Eppure sarà vero, che alla fine ci riuscirà di averlo nelle mani? Oh, che fortuna sarà la nostra. Non vi sarà più costui che ci inquieti e turbi la nostra pace! Tutto udivo, sposa mia, e puoi credere quanto grande fosse l’amarezza del mio Cuore! Essendo arrivati all’orto, per orare al Padre, come ero solito fare, il discepolo traditore era venuto a spiare, se con i miei apostoli fossi partito dal Cenacolo, e fossi andato all’orto per orare. Trovando che già ero partito, si recò dai Farisei a darne la nuova. Del che tutti si rallegrarono; saltando e battendo le mani, facevano molta accoglienza al traditore. Chi lo lodava, chi l’abbracciava, e tutti festeggiandolo, gli dicevano: Solo tu ci potevi fare questo sì gran servizio. Veramente tu sei un grande uomo, degno di ogni lode! Stava, però, il traditore molto agitato, provando dentro di sé una infinità di confusioni. Credeva, che, dopo avermi dato nelle loro mani, sarebbe restato libero da quella grave agitazione, perché, diceva: ” Non avrò da pensare ad altro”. Tanto gli suggeriva il nemico infernale, e tanto credeva il miserabile. Perciò procurava di affrettarsi, per uscire presto sia dall’impegno che dal travaglio, che internamente sentiva, in modo che girava dall’uno e dall’altro come pazzo, avvertendo i soldati, che mi avessero ben legato e tenuto forte, perché facilmente sarei loro uscito di mano. Diceva loro: State attenti, perché facilmente vi scapperà. Io per me ve lo darò nelle mani, pensate voi a tenerlo. Sentendo questo, la coorte si provvide di funi, di catene, di armi, di bastoni, e determinarono di strapazzarmi in modo, che, restando oppresso dalle percosse, non potessi aver più forza e spirito neppure di muovermi. Tanta determinarono e tanto fecero, come sentirai. Stabilivano anche in che modo il traditore avrebbe dovuto darmi nelle loro mani. Chi diceva una cosa, chi un altra, quando il traditore risolvette la questione dicendo: io andrò avanti a tutti, mai appresserò a lui, e lo saluterò, dandogli un bacio; quello che vedete che io bacerò, è lui: perciò, avvicinatevi subito, prendetelo, tenetelo ben forte e mettetevi a lui dintorno da ogni parte, perché non vi fugga. A questa risoluzione tutti di nuovo saltarono per l’allegrezza, lodando l’invenzione pessima del traditore. Tutto ciò si operava in Gerusalemme, mentre io oravo al Padre e pregavo per tutti.Mentre stavo con i miei apostoli, dissi loro che già veniva la coorte a prendermi e mi avviai ad incontrarla. Essi stavano alquanto indietro, pieni di timore. Veniva la coorte in gran silenzio, onde non fosse da me sentita, perché temevano che fuggissi; tenevano le lanterne serate, perché non si vedesse il lume. Venne avanti Giuda, il traditore, e, salutandomi con maniere cortesi e fingendosi amico e discepolo, come prima del tradimento, mai disse: Dio vi salvi, o Maestro! Ed io gli risposi con amorosa voce: Amico, a che sei venuto? Ed egli, appressandosi sfacciatamente al mio volto, mi diede il sacrilego e finto bacio, in segno di amore e di vera amicizia. Non respinsi il traditore, mia con altrettanto amore, quant’era la sua indegnità e finzione, diedi un nuovo assalto al suo cuore indurito dicendo: Ah, Giuda! Tu con questo baciò tradisci il Figliuolo dell’uomo! A queste parole, ed ai lumi che allora gli impetrai dal Padre, il traditore incominciò a conoscere il sino tradimento, ma non si arrese. Si ritirò, però,indietro con la coorte, che stava all’entrata dell’orto, per prendermi; nessuno,però, osava avvicinarsi per mettermi le mani addosso. Per il fatto di Giuda, fu ferito il mio Cuore da fierissimo dolore. Provai, o sposa mia, un grande orrore nel vedere presso di me quel sacrilego ed il suo sordido volto appressarsi al mio, per baciarmi con la sua infame bocca. Allora si rinnovarono in me le amarezze e le angustie, perché vidi tutti i sacrileghi, che, con sfacciata fronte, sarebbero venuti a ricevermi nel Sacramento dell’Eucaristia, introducendomi dentro le loro sordide anime, macchiate di grave colpa. Intesi orrore e pena grave, vedendo la stretta unione che, in quell’atto, si sarebbe fatta fra il mio e il loro spirito, e vedendo che tante volte mi sarebbe convenuto umiliarmi ed avvilirmi tanto. Offri questa mia umiliazione ed abbassamento al divin Padre, in supplemento delle offese gravissime che, con questo mezzo, avrebbe ricevuto. Parlai poi internamente al traditore e gli dissi Ah, Giuda, hai avuto tanto cuore di tradire il tuo Maestro, che tanto ti ha amato e beneficato! E come hai potuto fare ciò? E possibile che tanta carità, tanta bontà, tanto amore, non sia stato sufficiente a spezzare il tuo duro cuore? Deh! torna a me contrito del tuo fallo, ché ancora sei in tempo e ti offro il perdono. Resisté anche a questo il traditore, e più si indurì dopo il suo grave misfatto, che ben conobbe, ma inutilmente, perché disperò della divina misericordia. Nel finto bacio del traditore vidi tutti coloro che l’avrebbero imitato nella finzione e nel tradimento dei loro prossimi. Ne intesi grande amarezza, che offri al Padre mio, supplicandolo di illuminarli e di fare loro conoscere il grave male, che è il tradire il prossimo, mostrando amicizia ed in realtà trattandolo peggio di un nemico. Vidi che il Padre l’avrebbe fatto, e che molti avrebbero approfittato dei lumi divini, emendandosi. Di ciò intesi consolazione, benché provassi dell’amarezza nel vedere che molti sarebbero restati nella loro perfida Ostinazione, come l’empio Giuda, e sarebbero perirti miseramente. Vidi anche tutti gli innocenti che sarebbero stati traditi e calunniati dai malvagi; pregai il Padre di dar loro la sua grazia ed i suoi aiuti speciali, per sopportare il tradimento e le calunnie ad imitazione mia, e di far conoscere la loro innocenza, come anche la malizia dei traditori e calunniatori. Vidi, che il Padre l’avrebbe fatto per l’onor suo e dei suoi veri servi, e che i perfidi sarebbero stati conosciuti ed aborriti, come avvenne a Giuda, che, stando nella sua disperazione, non trovò alcuno che lo sollevasse. Chi lo incontrava infatti rivolgeva altrove gli sguardi per non vederlo, perché il suo stesso aspetto spirava orrore, anche a quelli con i quali si era confederata; infatti riportando il denaro ai principi dei sacerdoti e ai Farisei, dicendo loro che aveva errato, che aveva tradito e venduto il sangue di un innocente e di un giusto, tutti rimasero sorpresi dall’orrore e rivolsero la testo altrove per non vederlo. Intesi anche una pena più grave per l’apostolo traditore, il quale, avendo veduto i molti strapazzi che avevo sofferto nella cattura, e sapendo i gravi tormenti che pativo nei tribunali, rientrato in sé, conobbe il suo errore, ed entrò in smania terribile. Provando un inferno di pene dentro di sé, andava ricordando tutti gli avvisi che gli avevo dato, le grazie che gli avevo fatto, la benignità e mansuetudine con cui l’avevo trattato, l’amore che sempre gli avevo dimostrato, ma tutto ciò gli serviva di cruccio e di tormento. Il misero entrò in una fierissima disperazione. Pensò che si sarebbe calmato andando dai Farisei a confessare il suo errore ed a rendere il denaro avuto, per liberarmi dalla morte. Difatti lo fece. Ma fu vana la sua risoluzione: perché, essendo andato dai Farisei, ed avendo reso il loro denaro, col dire che aveva tradito il sangue del giusto, fu da quelli schernito, anzi, aborrito da tutti; per l’orrore che metteva il suo aspetto, tutti gli voltarono le spalle. Ed egli, gettato giù ivi il denaro, partì disperato. Io bramava la conversione del traditore, e non mancai di pregare il Padre per lui, ma il perfido, che aveva sempre abusato della grazia, che con tanta liberalità gli erga stata offerta, si rese incapace di riceverla ancora, ed eseguì pertanto ciò che gli suggerì il nemico infernale, al quale aveva voluto obbedire in tutte le perfide suggestioni. Difatti si diede la morte da se stesso, non potendo più soffrire la disperazione ed il cruccio che in sé sentiva, per il male commesso. Così fece un altro male: quello di diffidare della misericordia divina, e di credere che per lui non vi potesse essere più remissione. Intesi, perciò, grande amarezza nel vedere la pessima fine del traditore. Rivolto al Padre, lo pregai, per il dolor e che sentivo, che si fosse degnato di illuminare tutti i miei i fratelli, specialmente quelli, che sarebbero caduti in gravi errori, affinché non diffidassero mai della divina misericordia, quantunque fossero ridotti al colmo dell’iniquità. Non disperino mai, ma, con animo dolente e cuore contrito, riscorrano alla divina misericordia, la quale è sempre pronta a perdonare al peccatore dolente! Vidi, che il Padre l’avrebbe fatto. Vidi anche il numero grande di coloro che, dopo aver commesso molti errori, si sarebbero pentiti, e, confidando nella misericordia divina, l’avrebbero conseguita. Di ciò resi grazie al divin Padre. Intesi, però, dell’amarezza, nel vedere che molti avrebbero fatto la pessima fine di Giuda, il traditore: facendo ingiuria alla divina misericordia, essi avrebbero diffidato, e sarebbero miseramente periti. Per questo motivo si accrebbe molto l’amarezza del mio Cuore, il quale, fra tante pene ed affanni, non aveva neppure una stilla di consolazione. Volli soffrire tutto ciò, per meritare la divina consolazione per tutti i miei fratelli nelle loro pene.

DAGLI SCRITTI DELLA BEATA ANNA CATERINA EMMERIK

Giuda era un ambizioso, e come tale aveva interpretato l’insegnamento di Gesù in senso riduttivo e materiale; aveva creduto in un regno temporale e, non vedendolo mai venire, aveva perso ogni fiducia nel Signore. La sua anima era lontana da Dio ed era giunto a rubare dalla cassa delle elemosine a lui affidata; infine, stanco di quella vita, il miserabile aveva ordito il tradimento. Egli non immaginava le tremende conseguenze che ne sarebbero derivate, cioè la morte e la crocifissione di Gesù. Durante il colloquio di Giuda con Anna e Caifa davanti al sinedrio, vidi il traditore trattato con disprezzo dai sommi sacerdoti. Fu chiesto all’Iscariota: «Sarà possibile farlo prigioniero? Non ha numerose schiere di armati che lo proteggono?». A questa domanda l’infame traditore rispose con spavalderia: «Egli è solo con undici discepoli pigri e timorosi; il Nazareno stesso non ha più il coraggio di proseguire nella predicazione!». I sacerdoti, però, erano in dubbio sull’opportunità di arrestare Gesù nel corso delle celebrazioni pasquali. Per con vincerli Giuda aggiunse: «Se non verrà catturato adesso, non vi sarà mai più possibile, perché Gesù vuole andar via e ritornare con un gran de esercito per diventare re». Queste parole ebbero l’effetto voluto: il sinedrio e i sommi sacerdoti si convinsero della necessità di catturare Gesù prima della Pasqua. Il vile traditore ricevette trenta denari d’argento e fu guardato con severo biasimo; tre farisei lo guidarono in un atrio dove si stava preparando la spedizione per la cattura del Signore. I soldati avevano ricevuto l’ordine di sorvegliare attentamente il traditore fin ché non avessero preso Gesù. Le trenta monete erano di forma oblunga, forate all’estremità rotonda e attaccate con degli anelli a una catena; recavano incisi alcuni caratteri. Giuda, per dimostrarsi un uomo pio, le offrì al tempio, ma non furono accettate perché erano il prezzo di un tradimento. Questo rifiuto lo ferì definitivamente e si sentì esasperato, ma ormai era troppo tardi per ritornare sui suoi passi. Nel frattempo un impiegato del sinedrio inviò sette schiavi a procurare il materiale per costruire la croce. I lavori furono iniziati dietro il tribunale di Caifa. Il legno della croce proveniva da un albero cresciuto presso il torrente Cedron. Il drappello, che avanzava per catturare Gesù, era composto da venti soldati prelevati dalla guardia del tempio e da quella dei capi dei sacerdoti; non tutti erano ebrei, alcuni erano originari di paesi stranieri. Gli sgherri vestiva no quasi come i soldati romani ed erano dotati di spade, fruste e catene, avevano con loro torce di pece, ma, per via, accesero solo una lanterna. Giuda, il miserabile, era tenuto stretto fra di loro. Sei membri del sinedrio guidavano il drappello: un sacerdote confidente di Anna, un in caricato di Caifa, due farisei e due sadducei, che erano anche erodiani. Altre trecento guardie erano state dislocate nei punti nevralgici della città, fino al monte degli Ulivi, in particolare nel piccolo borgo di Ofel. Vidi il Signore e i tre apostoli prediletti muoversi tra il Getsemani e il monte degli Ulivi; a loro si erano affiancati gli altri otto apostoli. Spinti dalla curiosità e dall’inquietudine erano saliti lassù anche alcuni discepoli, ma si mantenevano a distanza, pronti a fuggire. Gesù, facendo segno ai suoi di starsene fermi, avanzò verso le guardie e chiese a voce alta: «Chi cercate?». «Gesù di Nazaret!», gli fu risposto dal comandante delle guardie. Il Signore con voce ferma rispose: «Io sono colui che cercate!». A queste parole quasi tutti gli sgherri vacillarono e caddero a terra. Si rialzarono e si avvicinarono di nuovo a Gesù, in attesa del segno che avrebbe dato l’Iscariota baciando il Signore. Gesù chiese ancora una volta: «Chi cercate?». Ed essi risposero: «Gesù di Nazaret!». «Sono io! Se cercate me, lasciate andare costoro», rispose il Signore. Quelli vacillarono di nuovo e, caduti a terra, si contorcevano come epilettici. Gesù disse alle guardie: «Alzatevi!». E quelli, tutti confusi, si alzarono e spinsero avanti Giuda. Sconvolto, il traditore si accostò a Gesù e lo baciò sul la guancia per dare il segnale convenuto. Lo udii dire: «Salve, Signore!». Gesù gli rispose con tristezza: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo! Sarebbe stato meglio per te che non fossi mai nato!».

[..] Dopo la passione del Signore, tutti gli sgherri che erano caduti quando Gesù dichiarò il suo nome, si convertirono e divennero buoni cristiani, poiché il gesto del cadere e del rialzarsi è simbolo di sensibilità, pentimento e conversione a Dio. Malco si convertì subito dopo la sua guarigione. Invece Giuda, i sei sinedriti e i quattro bruti che trascinarono il Signore con le funi, non erano caduti davanti al santo nome di Gesù, perché si erano chiusi alla grazia.

[..] Vidi Giuda correre lungo la costa meridionale di Gerusalemme, come se avesse voluto sfuggire al demonio. In preda al delirio, tormentato dalla più profonda disperazione, egli vagava tra i cumuli di rifiuti e le ossa degli animali sacrificati.

[..] Vidi Giuda introdursi nel recinto del tribunale di Caifa; sul suo volto si leggeva la più completa disperazione. Fino a quel momento aveva vagato come un folle tra i cumuli di rifiuti alla periferia di Gerusalemme. I trenta denari, prezzo del suo tradimento, erano nella borsa appesa al suo fianco sotto il mantello. Quando egli entrò nel tribunale il processo era già finito e la sala era immersa nel silenzio. Profondamente turbato, Giuda chiese a una delle guardie l’esito del processo a Gesù. «E stato condannato a morte e sarà crocifisso», gli fu risposto. Le guardie aggiunsero che all’alba il Galileo sarebbe stato trascinato di nuovo dinanzi al consiglio per essere con dannato pubblicamente. Il traditore uscì dal tribunale e apprese dalla gente altre notizie riguardo al Redentore. Udì raccontare con quanta durezza Gesù era stato trattato e con quanta pazienza aveva sopportato i maltrattamenti, gli schemi e le sofferenze. Caduto nella più profonda disperazione, l’infame traditore si nascose dietro la casa di Caifa; egli, come Caino, voleva sfuggire gli uomini. Proprio in questo luogo alcuni operai erano intenti a costruire la croce: i singoli pezzi erano in ordine l’uno vicino all’altro. Giuda guardò quella scena con terrore e fuggì via spaventato: quel patibolo era il frutto del suo orribile tradimento. Il miserabile si celò nei dintorni in attesa di conoscere il giudizio definitivo.

[..] Giuda, che era rimasto nei paraggi, udiva la voce del popolo: «Il gran consiglio ha condannato il Galileo a morte, lo conducono da Pilato. Sarà senz’altro crocifisso. Durante il processo ha dimostrato un coraggio e una pazienza senza limiti, non ha mai risposto, ha solo detto che presto siederà alla destra di Dio. L’hanno ridotto davvero male! E stato venduto al sinedrio da un suo discepolo che ha consumato con lui l’agnello pasquale. Questo miserabile meriterebbe anch’egli la condanna a morte!». Nell’udire queste parole il traditore fu afferrato da un’indicibile angoscia, sentì improvvisamente il peso delle trenta monete nella borsa appesa alla sua cintura: era come il peso dell’inferno. Tormentato nell’anima, si mise a correre all’impazzata come se fosse inseguito da un demonio. Non andava a gettarsi ai piedi del Signore, a chiedergli perdono e a morire con lui, ma correva al tempio con la speranza di sbarazzarsi del vile tradimento. Nel luogo di culto si trovavano molti membri del consiglio, essendovi si recati subito dopo il processo a Gesù. Fuori di sé, Giuda staccò dalla cintura la borsa con i denari e la tese a quelli, poi con voce rotta dall’angoscia esclamò: «Riprendetevi il vostro denaro, ma liberate Gesù! Io rompo il patto perché riconosco di aver tradito un inno cente». I membri del consiglio lo guardarono con alterigia e, di mostrandogli tutto il loro disprezzo, gli dissero: «E che c’importa che tu abbia peccato? Se tu credi di aver venduto sangue innocente è una cosa che non riguarda noi, ma solo te! Noi abbiamo condannato un uomo degno di morte e non vogliamo più sentir parlare del denaro che ti abbiamo dato!». E senza toccare il denaro, che Giuda tendeva loro con la mano destra, si allontanarono. In un impeto d’ira, il traditore strappò la borsa e gettò le monete nel tempio; fatto questo fuggì dalla città. Vidi Satana correre al suo fianco nella valle di Hinnon, luogo in cui gli Ebrei avevano, un tempo, sacrificato i propri figli agli idoli. Il diavolo sussurrava a Giuda tutte le maledizioni che i profeti avevano scagliato sulla valle, come se le medesime ricadessero su di lui, vivo esempio di quei delitti. Il demonio gli ripeteva: «Caino, dov’è Abele, tuo fratello? Che hai fatto? Il suo sangue grida: Che tu sia maledetto sulla terra, dove andrai errando senza pace!». Nel volgere gli occhi verso il torrente Cedron, dov’era giunto, e verso il Getsemani, udì le ultime parole che Gesù gli aveva rivolto: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo!». Allora sentì di perdere la ragione e fu pieno di orrore per se stesso. Satana gli sussurrò all’orecchio: «Qui Davide passò il Cedron fuggendo davanti ad Assalonne, il quale morì appeso a un albero». Con la mente completamente ottenebrata dalla pazzia, Giuda giunse in una zona fangosa piena di immondizie e, in questo lurido luogo, Satana la fece finita con lui sussurrandogli: «Lo stanno conducendo a morte, perché tu lo hai venduto! Miserabile, come potrai sopravvivere?». Spinto dall’estrema disperazione, il traditore prese la cintura e si impiccò a un albero. Subito dopo il suo corpo crepò e io vidi le sue viscere spargersi a terra.

DAGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI



“Il Signore nel cenacolo si rattristò (molto) per la perdita di Giuda, come anche nell’atto tanto umile di lavare gli immondi piedi del traditore, e che sopra essi spargeva le sue preziosissime lagrime e mandava infuocati sospiri per compassione di quella povera anima”.

“Il Maestro con tanto amore se lo strinse al suo petto, con tal carità fece ciò per ammollirgli il cuore; ma, in quell’atto, il perfido Giuda si stabilì a fargli il tradimento. E ciò fu un dolore sì grande al cuore di Gesù, che si spezzava di pena; non solo per questo tradimento del suo discepolo, ma per tutti quelli che gli dovevano fare tutte le altre creature”.

DETTATI DI GESU’ A CATALINA RIVAS


Figlioli Miei, considerate attentamente quanto il Mio Cuore ha sofferto… Dopo esserMi offerto nell’Orto degli Ulivi, Giuda se ne andò errante e fuggitivo, senza riuscire a far tacere la sua coscienza, che lo accusava del più orribile sacrilegio. Quando giunse ai suoi orecchi la “Sentenza di Morte” pronunciata contro di Me, si lasciò andare alla più terribile disperazione e si impiccò. Chi potrà comprendere l’intenso dolore del Mio Cuore, quando vidi gettarsi alla perdizione eterna quell’Anima, che aveva trascorso tre anni alla “Scuola del Mio Amore”, apprendendo la Mia Dottrina, ricevendo i Miei Insegnamenti, ascoltando come, tante volte, le Mie labbra avevano perdonato ai più grandi peccatori. Giuda! Perché non vieni a gettarti ai Miei piedi… affinché Io ti perdoni? Se non osi avvicinarti a Me, per paura di quelli che Mi circondano e che Mi maltrattano con tanto furore, guardaMi, almeno… vedrai come i Miei occhi si fissano in te. Anime che vi siete cacciate nei peccati più grandi… • Se, per più o meno tempo, avete vissuto erranti e fuggitive a causa dei vostri delitti… • Se i peccati di cui siete colpevoli vi hanno accecato e indurito il cuore… • Se, per seguire alcune passioni, siete cadute nelle più gravi sregolatezze, non lasciatevi prendere dalla disperazione quando i complici dei vostri peccati vi abbandoneranno e quando la vostra Anima si rende conto della sua colpa… Finché l’uomo possiede ancora un istante di vita, fa ancora in tempo a ricorrere alla Misericordia e ad implorare il perdono. • Se siete giovani e gli scandali della vostra vita passata vi hanno messo, davanti agli uomini, in uno stato di degradazione, non temete! Anche quando il Mondo vi disprezza e vi tratta come dei malvagi, vi insulta e vi abbandona, state sicuri che il vostro Dio non vuole che la vostra Anima finisca nelle fiamme dell’Inferno. Vuole che osiate parlarGli, che osiate rivolgere a Lui sguardi e sospiri del cuore, e subito vedrete come la Sua Mano paterna e piena di Bontà vi condurrà alla fonte del perdono e della vita. • Se, per malizia, hai trascorso chissà quanta parte della tua vita nel disordine e nell’indifferenza e, vicino già all’Eternità, la disperazione ti pone una benda sugli occhi, non lasciarti ingannare: è ancora tempo di perdono. Ascoltate bene: • Se vi rimane un solo secondo di vita, approfittatene, perché in questo secondo potete guadagnare la vita eterna. • Se avete trascorso la vostra esistenza nell’ignoranza e nell’errore… • Se siete stati la causa di grandi danni verso gli uomini, verso la società e perfino verso la Religione. • Se, per una qualsiasi circostanza, conoscete il vostro errore, non vi lasciate abbattere dal peso delle colpe, né dal danno di cui siete stati strumento, ma, al contrario, lasciate che la vostra Anima venga penetrata dal più vivo pentimento, inabissatevi nella fiducia e ricorrete a Colui che sempre vi sta aspettando per perdonarvi. Lo stesso accade… se si tratta di un’Anima, che ha trascorso i primi anni della sua vita nella fedele osservanza dei Miei Comandamenti, ma che ha diminuito, a poco a poco, il fervore, passando ad una vita tiepida e comoda… Non nascondere nulla di ciò che ti dico, poiché tutto è a beneficio dell’intera Umanità… Ripetilo alla luce del Sole, predicalo a chi vuole veramente ascoltarlo. L’Anima che, un bel giorno riceve una forte scossa che la risveglia, immediatamente si accorge che la sua vita è inutile, vuota, senza meriti per l’Eternità. Il maligno, con una infernale invidia, l’attacca, allora, in mille modi, facendo risaltare le sue colpe, le ispira tristezza e scoraggiamento, finendo con il portarla alla paura e alla disperazione. Anima, che Mi appartieni, non far caso a questo crudele nemico e, non appena senti l’ispirazione della Grazia, all’inizio della tua lotta, corri al Mio Cuore, percepisci e contempla come una goccia del Suo Sangue scende sopra la tua Anima e vieni a Me. Già sai come incontrarMi: sotto il velo della Fede… Alzalo e dimMi, con tutta fiducia, le tue pene, le tue miserie, le tue cadute… Ascolta, con rispetto, le Mie parole e non temere per il passato. Il Mio Cuore lo ha sommerso nell’abisso della Mia Misericordia e del Mio Amore. La tua vita passata ti darà l’umiltà che ti riempirà. E se vuoi darMi la miglior prova d’Amore, abbi fiducia e conta sul Mio perdono… CrediMi… non riuciranno mai i tuoi peccati ad essere più grandi della Mia Misericordia, che è infinita!

DETTATI DI GESU’ A SUOR JOSEFA MENANDEZ

« Dopo essere stato confortato dall’Angelo inviatomi dal Padre mio, vidi avvicinarsi Giuda, uno dei miei dodici Apostoli, e dietro a lui tutti quelli che dovevano catturarmi. Avevano in mano corde, bastoni, pietre, e ogni genere di strumenti, per impossessarsi di Me…

« M’alzai e avvicinandomi a loro dissi: ” Chi cercate? “.

« Frattanto Giuda, posandomi le mani sulle spalle, mi baciò!… Ah! che fai Giuda, che significa questo bacio?

« E qui potrei dire a tante anime: Che fate?… perché mi tradite con un bacio?

« Anima ch’Io amo… dimmi, tu che vieni a Me, che mi ricevi nel tuo petto… mentre più di una volta mi dirai che mi ami, non mi consegnerai poi ai miei nemici quando uscirai di qui? Ben sai che mi feriscono fortemente… voglio dire conversazioni che mi offendono!…

« E tu che mi hai ricevuto oggi, che mi riceverai domani, perderai il candore prezioso della mia grazia?

« Continuerai tu in quell’impresa che ti insozza le mani? Non sai che non è lecito il mezzo col quale acquisti quel denaro, o raggiungi quella posizione, o ti procuri quel benessere?

« Guarda… fai come Giuda… adesso mi ricevi e mi baci; fra qualche minuto o fra qualche ora mi

prenderanno i miei nemici e tu stesso darai loro il segno di riconoscimento…

« Con quell’amicizia non solo mi leghi e mi lapidi: ma sei anche causa che un’altra persona mi maltratti e mi lapidi come te!

« Perché mi tradisci così, anima che mi conosci e che in varie occasioni ti glorii di essere pia e di esercitare la carità?

« Anima tanto amata! perché ti lasci trasportare da quella passione? Non ti chiedo che tu ti senta libera, perché ciò non è in tuo potere, ma che tu lotti… Bada che il godimento di pochi istanti, sarà poi oggetto della tua perdizione come i trenta denari coi quali Giuda mi vendette.

« Quante anime mi hanno venduto e mi venderanno a prezzo vilissimo d’un piacere illecito, momentaneo, passeggero… Ah, povere anime!… Chi cercate? Me? Quel Gesù che conoscete, che avete amato e col quale avete pattuito alleanza eterna?

« Lasciate che vi dica una parola: “Vegliate e pregate “… Lottate senza tregua e non lasciate che le vostre inclinazioni ed i vostri difetti diventino abituali ».

« Le anime che peccano” gravemente, mi consegnano al nemico, e l’arma con la quale mi feriscono è il peccato…

« Però non sempre si tratta di peccati gravi, specialmente fra le mie anime elette. Molte di esse coi loro difetti abituali, con le cattive inclinazioni non combattute, con le concessioni alla natura immortificata, con le mancanze di carità, mi consegnano ugualmente ai miei nemici, se non perché mi uccidano, perché mi maltrattino. E se è cosa tanto triste ricevere un’offesa d’ingratitudine da un’anima qualsiasi, assai più dolorosa è l’offesa che proviene da chi è particolarmente amato…

« Sì, anime che ho scelto per farne il mio luogo di riposo, il giardino delle mie delizie; da voi aspetto maggior tenerezza, maggior delicatezza, più grande amore…

« Da voi attendo il balsamo che mi chiuda le ferite; voi mi asciugherete il volto divino deturpato e sfigurato; mi aiuterete a illuminare tante anime cieche, che nell’oscurità della notte m’afferrano e mi legano per darmi la morte.

« Non lasciatemi solo… Destatevi e venite, perché già sono arrivati i miei nemici… ».