rivelazioni private santa faustina kowaslka e il purgatorio

Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso…

La testimonianza di Santa Faustina Kowalska lasciata scritta nel suo Diario per condividere la sua personale esperienza nel Luogo di Misericordia creato da Dio per le anime peccatrici. Leggiamo queste pagine con grande attenzione, possono aprirci il cuore.

1.VIII.1925

In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo.
In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

29.IV.1926

Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le 7 Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te ». Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un’anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l’intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un’illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m’inseguiva ad ogni passo e quando meno me l’aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola.




1933

Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L’apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all’inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: « E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!

21.III.35

Appena mi misi a letto, mi addormentai subito, ma verso le undici satana diede uno scossone al mio letto. Mi svegliai immediatamente e cominciai tranquillamente a pregare il mio Angelo Custode. All’improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come un’ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e sui miei piedi sotto forma di gatto ed era molto pesante, direi alcuni pud. Continuai per tutto il tempo a recitare il rosario. Sul fare del mattino quelle figure se ne andarono e potei prendere sonno. La mattina, quando arrivai in cappella, sentii nell’anima questa voce: «Sei unita a Me e non aver paura di nulla. Ma sappi questo, figlia Mia, che satana ti odia. Benché odi ogni anima, egli arde di un odio particolare contro di te, perché hai sottratto molte anime al suo dominio».

1.III.1936

Maria è la mia Maestra, che m’insegna sempre come vivere per Iddio. O Maria, il mio spirito s’illumina nella Tua mitezza e umiltà. Una volta che entrai in cappella per cinque minuti di adorazione e pregai per una certa persona, compresi che non sempre Dio accerta le nostre preghiere per quelle anime per le quali noi preghiamo, ma le destina per altre anime e non portiamo loro sollievo nelle pene che soffrono nel fuoco del purgatorio. La nostra preghiera però non va perduta. il rapporto confidenziale dell’anima con Dio. Iddio si avvicina all’anima in una maniera particolare, nota solo a Dio e all’anima. Nessuno si accorge di questa unione misteriosa; in questa unione primeggia l’amore e solo l’amore fa tutto. Gesù si dà all’anima in un modo soave, dolce, e nel Suo profondo c’è la quiete. Gesù le concede molte grazie e la rende capace di condividere i suoi pensieri eterni e talvolta rivela all’anima i suoi divini intendimenti.

9.VII.1937.

Questa sera è venuta da me una delle suore defunte: mi ha chiesto un giorno di digiuno e di offrire per lei in quel giorno tutte le pratiche di pietà. Le ho risposto che ero d’accordo. Il giorno dopo fin dal mattino ho espresso l’intenzione di offrire tutto a favore di quella suora. Durante la santa Messa per un momento ho vissuto il suo tormento, ho provato nell’anima una fame così grande di Dio che mi sembrava di morire per il desiderio di unirmi a Lui. La cosa è durata un breve momento, ma ho capito che cos’è la nostalgia delle anime del purgatorio. Subito dopo la santa Messa ho chiesto alla Madre Superiora il permesso per il digiuno, ma non l’ho ottenuto perché sono ammalata. Quando sono entrata in cappella, ho sentito queste parole: «Se lei, sorella, avesse digiunato, avrei ottenuto il sollievo soltanto questa sera, ma per l’obbedienza, che le ha proibito di digiunare, ho ottenuto il sollievo immediatamente. L’obbedienza ha un grande potere». Dopo tali parole udii: « Dio gliene renda merito ».

15.VIII.1937.

Durante la meditazione la presenza di Dio è penetrata vivamente in me ed ho conosciuto la gioia della SS.ma Vergine al momento della Sua Assunzione in cielo… Durante la cerimonia che si è svolta in onore della Madre di Dio, verso la fine della stessa, ho visto la Vergine SS.ma, che mi ha detto: «Oh, quanto Mi è gradito l’omaggio del Vostro amore!». E in quello stesso momento ha coperto col Suo manto tutte le suore della nostra Congregazione. Con la mano destra ha stretto a Sé la Madre Generale Michaela e con la sinistra me, e tutte le suore erano ai Suoi piedi coperte dal Suo manto. Poi la Madre di Dio ha detto: «Ognuna di voi che persevererà nello zelo fino alla morte nella Mia Congregazione, eviterà il fuoco del purgatorio, e desidero che ciascuna si distingua per queste virtù: umiltà e mitezza, purezza e amor di Dio e del prossimo, compassione e Misericordia». Dopo queste parole è scomparsa tutta la Congregazione, sono rimasta sola con la Madonna, la quale mi ha istruita circa la volontà di Dio, come applicarla nella vita, sottomettendomi totalmente ai Suoi santissimi decreti. È impossibile piacere a Dio non facendo la Sua santa volontà. «Figlia Mia, ti raccomando Vivamente di compiere fedelmente tutti i desideri di Dio, poiché questa è la cosa cara ai Suoi occhi. Desidero ardentemente che tu ti distingua in questo, cioè in questa fedeltà, nell’adempiere la volontà di Dio. La volontà di Dio anteponila a tutti i sacrifici ed olocausti». Mentre la Madre Celeste parlava con me, è entrata nella mia anima una profonda comprensione della volontà di Dio. O mio Gesù, delizia del mio cuore, quando la mia anima è imbevuta della Tua divinità, accetto con identico equilibrio la dolcezza e l’amarezza. L’una e l’altra cosa passeranno, una sola cosa conserverò nell’anima, l’amor di Dio; questo m’impegno a conquistarlo, per tutto il resto mi preoccupo relativamente.

10.XI.1937

Quando venne a mancare Suor Domenica, la notte verso l’una venne da me e mi fece capire che era morta. Pregai fervorosamente per lei. La mattina le suore mi dissero che era morta, risposi che lo sapevo poiché era venuta da me. La suora infermiera mi pregò di dare una mano a vestirla. Mentre rimasi con lei, il Signore mi fece conoscere che soffriva ancora in purgatorio. Raddoppiai le mie preghiere per lei, ma nonostante il fervore col quale prego sempre per le suore defunte, mi sbagliai nei giorni e, invece di offrire tre giorni di preghiere come prescrive la regola, io per errore ne offrii due. Il quarto giorno mi fece conoscere che le dovevo ancora delle preghiere e che ne aveva bisogno. Formulai immediatamente l’intenzione di offrire un giorno intero per lei, e non solo quel giorno, ma di più, secondo quanto mi suggeriva l’amore del prossimo. Dato che Suor Domenica, dopo morta, appariva molto bella e non dava l’impressione del cadavere, alcune suore espressero il dubbio che fosse in letargo ed una suora mi disse di andare con lei a metterle uno specchietto davanti alla bocca per vedere se si appannava, poiché se era viva, si sarebbe appannato. Fui d’accordo e facemmo come avevamo detto, ma lo specchietto non si appannò, anche se a noi sembrava che si fosse realmente appannato. Il Signore però mi fece conoscere quanto ciò Gli fosse dispiaciuto, e venni ammonita severamente a non agire mai contro la convinzione interiore. Mi umiliai profondamente davanti al Signore e Gli domandai perdono.

1.II.1938.

Quando entrai per un momento in cappella, il Signore mi fece conoscere che fra le anime che sceglie ne ha alcune elette in modo particolare, che chiama ad una santità superiore, ad un’unione eccezionale con Sé. Sono anime serafiche, dalle quali Iddio esige che Lo amino più delle altre anime, benché vivano tutte nello stesso convento; talvolta però questo amore più intenso lo esige da una sola anima. Quest’anima comprende la chiamata, poiché Iddio gliela fa conoscere interiormente, però può seguirla e può anche non seguirla. Dipende dall’anima rispondere alla chiamata dello Spirito Santo oppare opporsi allo stesso Spirito Santo. Ho saputo che c’è un luogo in purgatorio, dove le anime espiano di fronte a Dio per colpe di questo genere. Questa fra le varie pene è la più dura. L’anima segnata in modo particolare da Dio si distinguerà ovunque, in paradiso, in purgatorio e all’inferno. In paradiso si distingue dalle altre anime per una gloria maggiore, per lo splendore e per una più profonda conoscenza di Dio. In purgatorio per una sofferenza più acuta, poiché conosce più a fondo e desidera più violentemente Iddio. All’inferno soffrirà più delle altre anime perché conosce meglio Colui che ha perduto. Il sigillo dell’amore esclusivo di Dio che è in lei non si cancella. O Gesù, mantienimi nel Tuo santo timore, in modo che non sprechi le grazie. Aiutami ad essere fedele alle ispirazioni dello Spirito Santo, permetti che mi si spezzi il cuore per amore verso di Te, piuttosto che tralasci un solo atto di quest’amore.

26.V.1938.

Una notte venne da me l’anima di una certa signorina e mi fece sentire la sua presenza, facendomi sapere che aveva bisogno delle mie preghiere. Pregai per un po’, ma il suo spirito non si allontanò da me. Ed allora dissi dentro di me: «Se sei uno spirìto buono, lasciami in pace, e le indulgenze di domani saranno per te». Ed in quel momento quello spirito abbandonò la mia stanza. Conobbi che era in purgatorio. Oggi più che qualsiasi altra volta ho sperimentato sul mio corpo la Passione del Signore. Ho sentito che era per un peccatore agonizzante. Oggi il Signore mi ha istruito nuovamente sul modo di accostarmi al Sacramento della penitenza: «Figlia Mia, come ti prepari alla Mia presenza, così ti confessi davanti a Me, Mi copro semplicemente dietro il sacerdote. Non analizzare mai quale è quel sacerdote dietro cui Mi nascondo e svelati nella confessione come fai davanti a Me e io colmerò la tua anima della Mia luce». Cristo e Signore, mi conduci su tali precipizi che, quando li osservo, sono presa dallo spavento, ma nello stesso momento mi riempio di pace stringendomi al Tuo Cuore. Accanto al Tuo Cuore non ho paura di nulla. Nei momenti di pericolo mi comporto come un bimbo portato in braccio dalla madre. Quando vede qualcosa che lo minaccia, stringe più forte il collo materno e si sente sicuro.

26.V.1938.

Oggi Gesù mi ha fatto sapere che dovevo parlar poco con una certa religiosa. Una speciale grazia del Signore mi ha sostenuta durante quel colloquio che, in caso contrario, non sarebbe stato a lode di Dio. Il Signore mi ha detto: «Entra spesso in purgatorio, poiché là hanno bisogno di te». O mio Gesù, comprendo il significato di queste parole che mi rivolgi, ma permettimi prima di entrare nel tesoro della Tua Misericordia. «Figlia Mia, scrivi che per un’anima pentita sono la Misericordia stessa. La più grande miseria di un’anima non accende la Mia ira, ma il Mio Cuore nei suoi confronti prova una grande Misericordia». O mio Gesù, dammi la forza di sopportare le sofferenze, in modo che non mi rifiuti di bere il calice dell’amarezza. Alutami Tu stesso, affinché il mio sacrificio Ti sia gradito; non lo contamini l’amor proprio, anche se si prolunga negli anni. La purezza d’intenzione Te lo renda ben accetto, sempre nuovo e vitale. Una lotta perenne, uno sforzo incessante, questa è la mia vita, per adempiere la Tua santa volontà, ma tutto ciò che è in me, sia la miseria che la forza, tutto Ti lodi, o Signore.

Anime del Purgatorio : Testimonianze

I miei colloqui con le povere anime

La principessa tedesca Eugenia von der Leyen (morta nel 1929) lasciò un Diario in cui narra le visioni e i dialoghi da lei avuti con anime purganti apparsele in un periodo di circa otto anni (1921-1929). Scrisse per consiglio del suo direttore spirituale. Leggiamone alcune:

«Io non ho mai pensato alla mia anima!»

11 luglio 1925 Adesso ho visto a U… sedici volte Isabella. Io: «Da dove vieni?». Lei: «Dal tormento!». Io: «Eri una mia parente?». Lei: «No!». Io: «Dove sei sepolta?». Lei: «A Parigi». Io: «Perché non riesci a trovar pace?». Lei: «Io non ho mai pensato alla mia anima!». Io: «Come ti posso aiutare?». Lei: «Una santa Messa». Io: «Non avevi più parenti?». Lei: «Essi hanno perduto la fede!». Io: «Sei sempre stata qui al castello in tutto questo tempo?». Lei: «No». Io: «E perché adesso?». Lei: «Perché ci sei tu». Io: «Ma quando eri viva sei stata qui parecchio?». Lei: «Sì, io ero l’amica di molti». Essa è impeccabile, compitissima…

«Tu potresti fare ancora di più, ma tu pensi troppo a te stessa»

11 agosto. Il povero Martino venne di nuovo da me in giardino. Io: «Che cosa vuoi di nuovo? Io faccio quello che posso per te». Lui: «Tu potresti fare ancora di più, ma tu pensi troppo a te stessa». Io: «Tu non mi dici niente di nuovo, purtroppo. Dimmi anche altro, se vedi qualche cosa di cattivo in me». Lui: «Tu preghi troppo poco e perdi forza andando in giro con la gente». Io: «Lo so, ma non posso vivere solo per voi. Che cosa vedi ancora in me, forse peccati per i quali tu devi patire?». Lui: «No. Altrimenti non mi potresti vedere né aiutare». Io: «Dimmi ancora di più». Lui: «Ricòrdati che io sono soltanto anima».
Mi guardò allora con tanta amabilità, che mi riempì proprio di gioia. Ma io avrei voluto sapere ancora di più da lui. Se io potessi dedicarmi solo alle povere anime, sarebbe una gran bella cosa, ma… gli uomini!

«I morti non possono dimenticare…»

23 agosto si presenta a Eugenia un’anima in forma di uomo anziano. Tornò il 27 agosto.
Narra la principessa:
Egli parla. Mi gridò: «Aiutami!». Io: «Volentieri, ma chi sei?». «Io sono la colpa non espiata!». Io: «Che cosa devi espiare?». Lui: «Sono stato un diffamatore!». Io: «Posso fare qualcosa per te?». Lui: «La mia parola sta nello scritto e vi continua a vivere, e così la menzogna non muore!» […].
28 agosto. Io: «Ti va meglio? Ti sei accorto che ho offerto per te la santa Comunione?». Lui: «Sì, così tu espii i miei peccati di lingua». Io: «Non puoi dirmi chi sei?». Lui: «Il mio nome non dev’essere più fatto». Io: «Dove sei sepolto?». Lui: «A Lipsia» […].
4 settembre. Egli venne da me sorridendo. Io: «Oggi mi piaci». Lui: «Vado nello splendore». Io: «Non dimenticarti di me!». Lui: «I vivi pensano e dimenticano, i morti non possono dimenticare che cosa ha dato loro l’Amore». E disparve. Alla fine ancora una consolazione. Chi fu? Chiesi a tanti, ma non ebbi risposta.

«Vedo tutto così chiaro!»

24 aprile 1926 Da oltre quattordici giorni viene un uomo assai triste e miserevole. 27 aprile. Era molto agitato e piangeva.
30 aprile. Egli irruppe in pieno giorno nella mia stanza come fosse stato inseguito, aveva la testa e le mani insanguinate. Io: «Chi sei?». Lui: «Mi devi pure conoscere!… Io sono sepolto nell’abisso!» [questa parola fa pensare al primo versetto del salmo 129, il più usato nella liturgia di suffragio per i defunti].
1 maggio. Venne di nuovo di giorno […]. Lui: «Sì, io sono dimenticato nell’abisso». E se ne andò piangendo […].
5 maggio. Mi venne in mente che poteva essere Luigi…
6 maggio. Allora è proprio come pensavo. Io: «Sei il signor Z. dell’infortunio alpinistico?». Lui: «Tu mi liberi»… Io: «Tu sei salvo». Lui: «Salvato, ma nell’abisso! Dall’abisso io grido verso di te». Io: «Devi ancora espiare così tanto?». Lui: «Tutta la mia vita fu senza un contenuto, un valore! Quanto sono povero! Prega per me!». Io: «Così ho fatto a lungo. Io stessa non so come lo possa fare». Egli si tranquillizzò e mi guardò con infinita gratitudine. Io: «Perché non preghi tu stesso?». Lui: «L’anima è soggiogata quando conosce la grandezza di Dio!». Io: «Me la puoi descrivere?». Lui: «No! Lo straziante desiderio di rivederla è il nostro tormento» […]. Lui: «Vicino a te noi non soffriamo!». Io: «Ma andate piuttosto da una persona più perfetta!». Lui: «La via è segnata per noi!».
7 maggio. Egli venne alla prima colazione del mattino. Era quasi una cosa insopportabile. Finalmente potei andarmene, e quasi nel medesimo istante egli era di nuovo accanto a me. Io: «Per favore, non venite mentre sono fra la gente». Lui: «Ma io vedo solo te!» […]. Io: «Ti accorgi che oggi sono stata alla santa Comunione?». Lui: «E appunto questo che mi attrae!». Ho pregato a lungo con lui. Ora aveva un’espressione assai più contenta.
9 maggio. Luigi Z… fu qui molto a lungo, e ha continuato a singhiozzare. Io: «Perché oggi sei così triste? Non ti va forse meglio?». Lui: «Io vedo tutto così chiaro!». Io: «Che cosa?». Lui: «La mia vita perduta!». Io: «Il pentimento che hai adesso ti aiuta?». Lui: «Troppo tardi!». Io: «Hai potuto pentirti subito dopo la tua morte?». Lui: «No!». Io: «Ma dimmi, com’è possibile che tu ti puoi mostrare solo così com’eri da vivo?». Lui: «Per la Volontà [di Dio]».
13 maggio. Z… è qui agitato […]. Lui: «Dammi l’ultima cosa che hai, poi sono libero». Io: «Bene, allora non voglio pensare ad altro». Egli era sparito. Per la verità non è tanto facile ciò che gli ho promesso.
15 maggio. Io: «Sei contento adesso?». Lui: «La pace!». Io: «Viene sopra di te?». Lui: «Verso la luce abbagliante!». Durante il giorno venne tre volte, sempre un po’ più contento. Fu proprio il suo commiato.

 

Un oppressore dei poveri

20 luglio 1926 È un uomo vecchio. Indossa il costume del secolo scorso. Io: «Ce n’è voluto del tempo prima che tu sia riuscito a farti vedere in modo appropriato». Lui: «Tu ne sei responsabile! […] Devi pregare di più!». Se ne andò per ritornare due ore dopo. Io avevo dormito; sono così stanca da morire. Non ne posso più. Tutto il giorno non avevo avuto un momento libero per me stessa! Io: «Vieni, adesso voglio pregare con te!». Mi sembrò contento. Mi si avvicinò. È un uomo anziano, con farsetto bruno e una catenina d’oro. Io: «Chi sei?». Lui: «Nicolò». Io: «Perché non hai pace?». Lui: «Io fui un oppressore dei poveri, ed essi mi hanno maledetto» […]. Io: «E in che modo ti posso aiutare?». Lui: «Col sacrificio!». Io: «Che cosa intendi per sacrificio?». Lui: «Offrimi tutto quello che più ti pesa!». Io: «La preghiera non ti giova più?». Lui: «Sì, se ti costa!». Io: «Ci dev’essere sempre insieme l’offerta della mia volontà?». Lui: «Sì». Rimase ancora parecchio […].
29 luglio. Nicolò mi poggiò la mano sul capo e mi guardò con tanta simpatia, che dissi: «Hai una faccia così contenta, puoi andare dal buon Dio?». Nicolò: «La tua sofferenza mi ha liberato» […]. Io: «Non tornerai più?».
Lui: «No» […]. Mi si accostò di nuovo e mise la mano sul mio capo. Non fu una cosa da far paura; oppure forse io sono ormai insensibile.

Eugenie von der Leyen, Meine Gespràche mit armen Seelen, Editorial Arnold Guillet, Christiana Verlag, Stein am Rhein. La traduzione in lingua italiana porta il titolo: I miei colloqui con le povere anime, 188 pp., ed è curata da don Silvio Dellandrea, Ala di Trento (al quale deve rivolgersi chi desidera acquistare il libro, essendo un’edizione fuori commercio). Qui sono citate, dell’ed. italiana, le pp. 131, 132-133, 152-154 e 158-160.

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Il Purgatorio per San Pio da Pietrelcina
SACERDOTE DEI DUE MONDI

Molti Santi ebbero grande devozione per le Anime del Purgatorio. In questa devozione si distinse anche Padre Pio da Pietrelcina: egli ha sempre avuto una grande devozione per loro.
Le Anime ebbero sempre un posto di privilegio nella sua vita spirituale. Egli si ricordava costante mente di loro, non solo nelle sue preghiere quotidiane, ma, soprattutto, nel Santo Sacrificio della Messa.
Un giorno, conversando con alcuni frati che lo interrogavano, proprio sull’importanza di pregare per queste anime, il Padre disse: “Su questa montagna (cioè a San Giovanni Rotondo) salgono più anime purganti che uomini e donne ancora viventi ad assistere alle mie Messe e a cercare le mie preghiere”
Se si pensa che, in cinquantadue anni di vita in questo convento, è stato visitato da milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, l’af fermazione di Padre Pio ci stupisce.
Egli rimase a San Giovanni Rotondo per tutto quel tempo e l’affermazione ci indica chiaramente quanti furono i suoi contatti con le anime del Purgatorio. Se superavano di gran lunga quelli che venivano da ogni parte del mondo, evidentemente quelle anime conoscevano bene il suo cuore ardente di carità.
Egli scriveva in una lettera: “Se so, poi, che una persona è afflitta sia nell ‘anima che nel corpo, che non farei presso il Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla andare salva, tutte le sue afflizioni, ceden do in suo favore i frutti ditali sofferenze, se il Signore me lo permettesse “.


AMORE PER I SOFFERENTI

Il grande amore che il Padre ebbe per il prossimo, talvolta lo fece ammalare fisicamente. Egli desiderava e spasimava per la salvezza e la felicità dei fratelli a tal punto da dover ammettere: “Sono vertiginosamente trasportato a vivere per i fratelli e per conseguenza ad inebriarmi e satollarmi di quei dolori che pur vado irresistibilmente lamentando “.

In una lettera del 20.1. 1921, a proposito del suo amore e del suo interesse per i fratelli, così scrive: “Per i fratelli, poi, ahimè, quante volte per non dire sempre…. mi tocca dire a Dio Giudice con Mosè. ‘O perdona questo popolo o cancellami dal libro della Vita’.”.
Nella stessa lettera precedentemente aveva descritto così il suo stato d’animo, la tensione del l’amore che travolge il suo essere: “Il tutto si compendia in questo: sono divorato, dall ‘amore di Dio dall ‘amore del prossìmo “. Poi commisera se stesso con una sublime espressione, che illumina il suo intimo, divorato dall’amore: “Che brutta cosa vivere di cuore! “. Quindi spiega la sua situazione: “Bisogna morire in tutti i momenti di una morte che non fa morire: vivere morendo e morendo vivere “. Questo intenso e bruciante amore non era per i soli fratelli di questo mondo, ma anche per quelli passati nell’altra vita e sempre membri della stessa famiglia di Dio.
Sulla base dell’espressione che abbiamo citato poc’anzi: “Salgono su questa montagna per partecipare alle mie Messe e cercare le mie preghiere più anime del Purgatorio di quelle dei vivi,” possiamo dire che egli pregava e soffriva continua mente per i vivi e per i morti.
Spesso questo suo dono di stare tra due mondi era anche di gran conforto per quelli che gli vivevano a fianco, specialmente per coloro che avevano da poco sofferto il lutto di aver perduto una persona cara.
I frati che vivevano con Padre Pio assistevano di frequente a fenomeni straordinari. Ad esempio, una sera, raccontano, si era in piena seconda guerra mondiale, dopo il pasto serale e il convento era ormai chiuso. I frati sentirono alcune voci prove nienti dall’ingresso, che distintamente gridavano:
“Viva Padre Pio!”
Il Superiore di quel tempo, Padre Raffaele da S. Elia a Pianisi, chiamò il frate addetto alla portineria, a quel tempo Fra Gerardo da Deliceto, e lo incaricò dì scendere, per rendersi conto di ciò che stava succedendo intorno alla porta di ingresso e quindi di pregare le persone che erano riuscite ad entrare nel convento, di andare via, data l’ora tarda. Fra Gerardo obbedì. Quando, però raggiunse il corridoio d’ingresso, trovò tutto in ordine, tutto buio, la porta di ingresso ben chiusa con le due barre di metallo ancora esistenti, che bloccavano la porta. Fece, quindi, una breve ispezione nei locali adiacenti e riferì al Superiore il risultato dell’ispezione.
Le voci erano state udite distintamente da tutti e il Superiore rimaneva perplesso, anche perché a quel tempo si parlava di spostare Padre Pio a qual che altro convento e la popolazione di San Giovanni Rotondo era in allarme, per impedire questo tra sferimento.
Il mattino dopo avvicinò Padre Pio, con il quale aveva molta confidenza e gli riferì ciò che era successo la sera precedente, chiedendogli se anche lui avesse sentito quelle parole, quasi urlate, come per farsi sentire da tutti ad ogni costo. Padre Pio, senza dare molta importanza alla cosa, con molta calma, come se si trattasse della cosa più comune e ordinaria di questo mondo, tranquillizzò il Superiore, spiegandogli che le voci che avevano gridato “Viva Padre Pio” appartenevano a dei sol dati defunti, venuti a ringraziarlo per le sue preghiere.
Quando aveva notizia di qualche persona cono scente defunta, Padre Pio celebrava sempre una Santa Messa in suffragio.

LA MESSA DI PADRE PIO
Chi assisteva alla Messa del Padre, ricorderà sempre il tempo che egli riservava al “memento” dei morti.
La parola “memento” significa “ricordati “, come se la Chiesa ammonisca il Sacerdote a tenere presente nel Sacrificio della Messa i defunti, a ricordarsi di essi, proprio nel rito più solenne della Chiesa, quando si rinnova il sacrificio del Signore per la salvezza delle anime.
Padre Pio si fermava in questo ricordo per circa un quarto d’ora, come nota anche Padre Agostino, che fu pure suo confessore.
Chi ricordava Padre Pio ogni giorno? Certa mente l’anima per la quale la Messa veniva celebrata. Infatti, secondo un’antica usanza, come abbiamo detto sopra, i fedeli generalmente fanno celebrare Messe per ì propri defunti. Il Sacerdote presenta al Signore l’intenzione del richiedente e poi anche le altre anime che a lui stanno a cuore. Padre Pio faceva questo e poi si intratteneva con il Signore anche su altre anime.

SOFFERENZA DELLE ANIME PURGANTI
Padre Pio, uomo di grande preghiera e di continua sofferenza, per il dono delle stigmate, aveva certamente anche il dono di penetrare a fondo il mistero della sofferenza delle anime del Purgatorio. Si rendeva conto dell’intensità di quelle sofferenze.
Un giorno un suo confratello, cappuccino non sacerdote della provincia religiosa di Foggia, Fra Modestino da Pietrelcina, chiese al Padre: “Padre che cosa ne pensate delle fiamme del Purgatorio?”. Ed egli di rimando: “Se il Signore dovesse permettere all ‘anima di passare da quel fuoco a quello più bruciante di questa terra, sarebbe come passare dall ‘acqua bollente all ‘acqua fresca “.
Il Purgatorio era qualcosa che Padre Pio conosceva bene e quando parlava delle anime sofferenti non parlava per sentito dire o perché l’avesse letto nei libri, ma faceva riferimento alla sua personale esperienza.
Assieme a questa conoscenza aveva anche quella di conoscere esattamente le pene.
Un giorno Fra Giuseppe Longo da San Giovanni Rotondo, fratello non sacerdote, andò da Padre Pio per chiedere le sue preghiere per una giovane ammalata immobile su una sedia, che non riusciva a camminare. La famiglia della ragazza aveva insistito con lui per avere questa cortesia.
Fra Giuseppe si inginocchiò, come faceva sempre, ma distrattamente poggiò le ginocchia proprio sui piedi piagati di Padre Pio, che per il dolore emise quasi un grido. Poi, eliminato l’inconveniente, con affetto disse al fratello, molto mortificato: “E come se mi avessi fatto fare dieci anni di Purgatorio!”
Qualche giorno dopo Fra Giuseppe andò a fare visita alla famiglia della ragazza per rassicurarla che aveva portato a compimento il mandato ricevuto presso Padre Pio e che egli avrebbe pregato. Seppe, così che la ragazza aveva incominciato a camminare lo stesso giorno in cui si era inginocchiato sui piedi di Padre Pio!

Una volta gli fu chiesto: “Padre, come posso soffrire il Purgatorio qui sulla terra, in modo da poter poi andare direttamente in Paradiso?”.
Il Padre rispose: “Accettando tutto dalle mani di Dio, offrendoGli tutto con amore e rin graziamenti. Solo così possiamo passare dal letto di morte al Paradiso

SOFFERENZE DI PADRE PIO
Un’altra volta gli fu anche chiesto: “Padre, lei soffre anche le pene dell’inferno?”. Ed egli rispose: “Sì, naturalmente “. E ancora: “E anche le pene del Purgatorio?”. Rispose: “Credimi, anche quelle. Certo, le anime del Purgatorio, non soffrono più di me. Sono sicuro di non sbagliarmi “.
Consideriamo quello che scrive Padre Pio in una lettera al suo confessore Padre Agostino da San Marco in Lamis, quando parla della sua anima immersa “nell ‘alta notte dello spirito “, ma carica d’amore per il suo Dio che non si fa trovare:
“Allorché sono in questa notte, io non saprei dirvi se mi trovo nell ‘inferno o nel Purgatorio. Gli intervalli nei quali sento un pò di luce nel mio spirito sono assai fugaci e, mentre mi domando allora conto del mio essere, mi sento in un baleno cadere in questo carcere tenebroso, istantaneamente perdo la memoria di tutti quei favori dei quali il Signore fu sì largo con l ‘anima mia “.

TESTIMONIANZA DI UN PROFESSORE
Racconta un professore, che durante la guerra era sfollato a San Giovanni Rotondo, che una sera del ‘43 si trovava solo con Padre Pio, che si recava in coro nell’antica chiesetta. Erano momenti di comunione e di comunicazione spirituali.
“Il padre ammaestrava nel modo più dolce, umile e penetrante; nelle sue parole io sentivo nel modo più persuasivo lo Spirito di Gesù.
Ci sedemmo su di una di quelle vecchie logore panche, nel punto in cui il lungo corridoio faceva angolo con l’altro lato, che portava al coro.
Quella sera trattò di due punti importanti della vita interiore: l’uno riguardava me, l’altro faceva riferimento alle anime del Purgatorio.
Ho potuto constatare, attraverso meditate deduzioni, che egli aveva una conoscenza chiara delle anime e dello stato di purgazione dopo la morte, nonché della durata delle pene che la divina Bontà assegna a ciascuno e stabilisce per sanzione delle offese arrecate, fino allo stato di purificazione totale, per attirare quelle anime nel cerchio del fuoco del Divino Amore, nella beatitudine senza fine”.
Il professore, dopo avere parlato del primo punto, del suo stato d’animo, del cammino, della perfezione cristiana e della libertà dell’uomo, passando al secondo punto disse: “Un giorno io gli raccomandai l’anima di uno scrittore che io avevo preferito nelle mie letture giovanili. Non aggiunsi altro. Non feci il nome dello scrittore. Il Padre intese perfettamente a chi alludevo. Si fece rosso in viso, come se ne provasse cruccio, pietà, dolore per quell’anima alla quale non erano mancati aiuti spirituali e preghiere. Poi disse: ‘Ha amato troppo le creature!’ E chiedendogli io, più con lo sguardo che con le parole, quanto tempo quell’anima sarebbe rimasta in Purgatorio, rispose: ‘Almeno cento anni’.
A proposito, quella sera del lontano 1943, Padre Pio mi disse: ‘Bisogna pregare per le anime del Purgatorio. Non è credibile quanto esse possono fare per il nostro bene spirituale, per via della gratitudine che dimostrano a coloro che le ricor dano in terra e pregano per loro’.
Più tardi, alcuni anni dopo, il Padre mi espresse su questo punto, a proposito di Genoveffa, in modo più completo il suo pensiero (Genoveffa di Troia, nata a Lucera il 2 1.12.1887 e morta a Foggia 1’ 11.12.49, era una laica della fraternità francescana di Foggia, che ha fatto della sofferenza il suo mezzo di apostolato. Sin dalla tenera età è vissuta malata, con un corpo tutto piagato, a letto per ben cinquantotto anni. Di Genoveffa è a buon punto al causa di beatificazione). Padre Pio mi disse: ‘E più gradita a Dio, tocca più addentro il cuore di Dio, la preghiera di chi soffre e di chi soffrendo, chiede grazie a Dio per il bene del prossimo. La preghiera delle anime purganti è molto più efficace agli occhi di Dio, perché sono in uno stato di sofferenza, sofferenza di amore verso Dio, al Quale aspirano, e verso il prossimo, per il quale pregano’.
Un altro episodio che rammento in modo preciso mi fa meditare sull’efficacia della preghiera. Premetto che più di una volta ho sentito il Padre esprimersi nel senso che il destino di un’anima dipende, se non proprio completamente in gran parte, dalle disposizioni di spirito degli ultimi istanti di vita, da quegli estremi balenii di fede e di pentimento che possono salvare un’anima in grave pericolo di morte spirituale.
Qui ne parlo in senso positivo, cioè nell’esito della salvezza. Così diceva Padre Pio ‘Tu ti meraviglierai, diceva Padre Pio, nel tro vare in Paradiso anime che non ti saresti mai atteso di vedere lì’. Questo mi disse un pomeriggio dopo il 1950, non so precisare l’anno.
Alcuni anni dopo invece, io, con una certa angoscia, avendo saputo della morte di una perso na notoriamente atea, almeno a parole, ne racco mandavo l’anima alle preghiere di Padre Pio, che mi rispose: ‘Ma se è già morta!..
Io colsi il significato delle parole del Padre, non nel senso che l’anima era perduta e neppure nel senso che ogni preghiera fosse ormai vana; al contrario, io volevo intendere che la sua preghiera poteva rimettere quell’anima nella condizione di purificarsi e salvarsi “post mortem”, e dissi: ‘Ma Padre, per Iddio non esiste un prima e un poi, Iddio è eterno presente. La vostra preghiera può entrare nell’ordine delle condizioni richieste da Dio per ché un’ anima non si perda’.
Questo era il succo di ciò che io dissi se non pro prio con le stesse parole. Il Padre arrossì molto con un sorriso meraviglioso e cambiò discorso”.

Fonte

gesu

 

 

Il Mistero del Purgatorio rivelato e descritta da una donna, scelta da Dio Onnipotente, che aveva l’onore di ritrovarsi con la propria Anima all’interno di Esso, non solo come Testimone preziosissima per l’umanità, ma anche come Sollievo per le sofferenze delle anime purganti , mostrando al mondo l’Immenso Mistero di Misericordia Divina per le anime peccatrici, Redente e Salvate da Gesù Cristo nostro Signore e nostro Dio, dopo la morte corporale di esse. Il Purgatorio, Luogo di Purificazione delle Anime Salvate dalla Misericordia Divina, è la Prova di Infinito Amore della Santissima Trinità verso noi miseri peccatori, che, con l’uso improprio e sregolato del tempo impiegato sulla terra e concesso da Dio Padre Creatore, non abbiamo adempiuto(in parte), mediante le infinite imperfezioni umane e al peccato, alla Volontà di Dio. Allora questo libro, Testimonianza dell’Esistenza di un Luogo di Misericordia per la Salvezza delle Anime, ci mostra quanto Grande è l’Amore di Dio per tutte le anime che hanno saputo riconoscere i loro peccati e le loro colpe in Vita con cuore veramente contrito e addolorato, prima di morire, implorando la Grazia della Misericordia Divina e diventando “UOMINI DI BUONA VOLONTA”.

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